Offensiva austriaca sul Carso: la linea italiana retrocede

I risultati conseguiti dagli italiani con l’ultima offensiva sull’Isonzo, particolarmente nel settore carsico verso Flondar, hanno allarmato i comandi austro ungarici sulla tenuta delle linee tenute dall’esercito imperiale se gli italiani dovessero imbastire una nuova imponente offensiva in quel settore. Difatti, l’avvicinamento all’Ermada, ultimo bastione difensivo imperiale sulla strada per Trieste, rappresenta un baluardo che gli imperiali non possono permettersi di perdere, pena il crollo di tutta l’ala sinistra del loro schieramento. Per tale motivo i vertici del comando dell’Imperal-Regio Esercito hanno dato vita negli scorsi giorni ad una importante offensiva per la riconquista di quanto perso con l’ultima offensiva italiana.
Le considerazioni di un’opportunità offensiva con buone probabilità di successo è stata dettata agli austriaci anche da considerazioni di carattere tattico, dato che gli italiani hanno si conquistato posizioni a ridosso delle pendici dell’Ermada, ma esse risultano essere estremamente fragili in termini di difesa essendo costituite da trincee appena abbozzate difese da pochi muretti a secco e scarsi reticolati e difese passive.

Dopo un violentissimo e ben diretto tiro delle artiglierie, che ha distrutto i collegamenti telefonici e le comunicazioni tra i reparti italiani, nuclei di reparti d’assalto austro-ungarici hanno investito le linee italiane, seguiti sei battaglioni. L’attacco ha da subito avuto un notevole successo, travolgendo i reparti italiani colti di sorpresa: interi battaglioni dei reggimenti 69°, 85°, 86° e 71° sono stati circondati e costretti alla resa.

La linea italiana è stata così ristabilita sotto il gradone di Flondar tra Komarje e la palude di Lisert, ossia abbandonando buona parte di quanto conquistato a caro prezzo durante la sanguinosa offensiva delle settimane scorse. Tatticamente ciò comporta per gli italiani l’aver perduto la possibilità di investire direttamente l’Ermada.

Le perdite tra gli italiani contano 56 ufficiali morti, 262 feriti, 289 disopersi; 1.348 morti tra la truppa, 7.665 feriti e 12.268 dispersi, per un totale di 21.888 uomini posti fuori combattimento, ai quali vanno aggiunti più di diecimila soldati caduti prigionieri. Ad onore del vero va sottolineato che il gran numero di italiani presi prigionieri dagli austriaci non va ascritto alla scarsa combattività dei nostri soldati ma, al contrario, al fatto che i reparti sono rimasti ai loro posti di combattimento fino all’ultimo.

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