Cadorna ha ordinato la ritirata sul Tagliamento; il nemico entra a Gorizia

Questa notte sono cominciate le operazioni per il ritiro delle armate schierate sull’Isonzo ed il loro riposizionamento sulla destra del Tagliamento. Cadorna ha ordinato alla 3a Armata ed all’ala destra della 2a di opporre tenace resistenza per permettere lo sganciamento delle armate e di salvare il maggior numero possibile di artiglierie; nel contempo il gen. di Robilant ha avuto disposizione di tenersi pronto a sganciarsi dal fronte dolomitico per rischierarsi nella pianura veneta. Intanto il Comando Supremo ha lasciato Udine e si è trasferito a Treviso; il ministro della Guerra gen. Giardino è stato informato delle decisioni prese. Cadorna ha poi ricevuto un dispaccio proveniente dal Comando Supremo francese nel quale si comunicava che se l’Italia aveva bisogno dell’intervento francese, l’esercito era pronto ad intervenire. Intanto migliaia di soldati sbandati della 2a Armata si stanno riversando nella pianura friulana in cerca di salvezza, mentre il nemico punta decisamente verso il Tagliamento per tagliare agli italiani la via della fuga: la 22a Schutzen, la 50a e la 55a divisione premono sulle retroguardie italiane che oppongono però tenace resistenza.

L’ultimo reparto rimasto sull’Isonzo è stata l’84a brigata Venezia (83° ed 84° fanteria) che ha oltrepassato il fiume e ha fatto saltare i ponti di Plava, dopo aver coperto la ritirata del II e del VI corpo, che hanno definitivamente abbandonato il Sabotino.

Nel frattempo il nemico è entrato a Cividale, la 1a Armata imperiale è entrata a Gorizia e la 200a punta direttamente su Udine.

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