Le forze bulgare sfondano il fronte macedone

L’ora più grave è giunta per la Serbia. Le forze bulgare hanno rotto definitivamente il fronte macedone e avanzano speditamente e in massa più velocemente di quanto le forze anglo-francesi siano in grado di avanzare verso nord per congiungersi alle battute truppe serbe per cercare di respingere i reparti bulgari e riaprire la via ferrata Belgrado-Uskub di vitale importanza per evitare l’accerchiamento e l’annientamento dell’armata settentrionale.

I rapporti sempre più drammatici che giungono dalla capitale provvisoria serba, Nis, parlano di un’avanzata bulgara ormai incontenibile al centro del fronte macedone e di una prossima occupazione di Skopie e Veles. Shtip e Kumanovo sarebbero già state reggiunte da elementi dell’esercito bulgaro e forse da reparti di cavalleria turca che avrebbe affiancato le truppe di Sofia nell’invasione alla Serbia. Un’ondata di pessimismo trapela da Londra dove, secondo la stampa, le Autorità Militari starebbero elaborando una strategia d’emergenza per soccorrere l’Esercito della Serbia e salvarlo dall’annientamento.

“La Serbia deve badare all’integrità delle Forze Armate e non del territorio serbo”, titola la stampa britannica. E invero la minaccia di un accerchiamento e della distruzione in massa dei 175.000 uomini impegnati a contendere ogni metro di terreno sul fronte settentrionale è sempre più concreta e sempre meno evitabile. La velocità delle operazioni di sbarco e l’esiguità del Corpo di spedizione anglo-francese in Grecia, unitamente al rifiuto del Governo di Atene di entrare nella guerra a fianco della Serbia, rendono impossibile portare soccorso tempestivo alle forze serbe che se la dovranno cavare da sè ancora per diverse settimane. Ogni tentativo di accelerare la penetrazione a nord dell’armata di Sarrail costituirebbe un rischio di esporre l’esercito anglo-francese all’accerchiamento da parte di superiori forze bulgare. Se prima l’obiettivo principale era fare preso, ora la strategia francese è mutata verso una rinnovata cautela. A tal fine le forze anglo-francesi già sbarcate e in pieno assetto da combattimento sarebbero impegnate in manovre difensive e nell’allestimento di campi trincerati piuttosto che nell’avanzata e nel contrattacco.

Se la Serbia è persa, si pensa a Londra, l’esercito della Serbia si può salvare anche se ormai l’unica via passa per il Montenegro e l’Albania, regioni molto inospitali nella rigida stagione invernale, e caratterizzate da pessime vie di comunicazione che costituiranno un ostacolo sia al disimpegno delle sconfitte truppe di Re Pietro e del Generale Putnik che all’inseguimento da parte dei numerosi nemici serbi.

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