L’Airco DH.2

Come fare per sparare dritto senza abbandonare la cloche e senza distruggere le pale dell’elica?

Le prime opzioni adottate portarono i francesi ad una soluzione “pragmatica”: corazzare l’elica con dei coni in ghisa montati sulle pale stesse. Successivamente Anthony Fokker, grazie all’involontario aiuto dell’asso francese Garros, ha concretizzato una soluzione abbozzata dai francesi stessi, dotando il suo “Eindecker” di un dispositivo di blocco che impediva al percussore della mitragliatrice di colpire il bossolo quando la pala dell’elica transitava sulla linea di fuoco.

Il giovane progettista della Arco, Geoffrey De Havilland, ebbe un approccio più pratico: tolse l’elica dal muso dell’aereo, mettendo il motore dietro l’abitacolo con l’elica spingente, una soluzione come quella adottata ad esempio sul flyer dei fratelli Wright.

Il DH.2, insieme al Vickers F.B. 5 ed al Farman Experimental F.E.2b, contribuì a porre termine al cosiddetto “Flagello dei Fokker” sulla Somme.

Una curiosità: la preferenza iniziale per velivoli ad elica spingente da parte degli alleati fu anche dovuta alla maggior facilità per la contraerea a distinguere i nemici (i tedeschi praticamente non avevano aerei ad elica spingente) dagli amici.

De Havilland disegnò e costruì il suo DH 2, realizzando un monoposto, più agile e veloce dei suoi predecessori.

I vantaggi dell’Airco DH 2, rispetto al Fokker E.III, consistevano essenzialmente nella maggiore maneggevolezza del biplano. Un biplano  infatti, a parità di peso e teoricamente di superficie alare, ha una struttura più compatta rispetto ad un monoplano garantendo quindi un minor momento d’inerzia attorno all’asse longitudinale, rendendo possibili manovre più rapide ed agili.

Il D.H. 2 risulta però molto sensibile all’effetto giroscopico delle masse rotanti del motore e dell’elica, conseguenza che porta l’aereo ad avere una marcata tendenza ad imbardare durante la fase di decollo, costringendo i piloti a manovrare ripetutamente con pedaliera e timone per correggere l’assetto del velivolo. Altro problema del DH.2, durante i combattimenti manovrati, se impegnato in una virata stretta, soprattutto a bassa velocità, l’aereo tende ad accentuare molto la curvatura, rischiando facilmente di entrare in vite “piatta”, da cui non è possibile riprenderli. Per queste sue caratteristiche fu soprannominato “The spinning incinerator”, letteralmente “l’inceneritore di virata”, nomignolo che richiamava più la sua pericolosità per i piloti che la sua efficacia bellica.

Il motore è un affidabile Gnome Monosoupape, stellare, capace di erogare sino a 100hp di potenza. Sfortunatamente, il fatto di essere montato dietro l’abitacolo ne rende difficoltoso il raffreddamento ad aria, per cui l’operatività del DH 2 ne risente, non potendo sostenere lunghi combattimenti o lunghe salite senza correre il rischio di una “piantata”.

L’armamento è costituito da una mitragliatrice Lewis con caricatore a tamburo da 100 colpi.

Sebbene l’Airco sia più agile ed efficace del Fokker Eindecker, la maggiore potenza di fuoco dei tedeschi (2 mitragliatrici anziché una sola)  permetteva loro un certo vantaggio tattico.

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