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Episodio di ribellione nella brigata ravenna

Recentemente sono stati resi noti i dettagli dell’episodio di ribellione avvenuto tra i ranghi della brigata Ravenna (37° e 38° reggimento fanteria, comandata dal generale Pistoni), e dei conseguenti provvedimenti disciplinari adottati dai comandi di corpo d’armata (VII°) e di divisione (VIIa) da cui la brigata dipende (il VII° corpo d’armata fa parte della 2a armata).
Il 21 marzo la brigata, acquartierata nelle retrovie presso Savogna d’Isonzo, ha ricevuto l’ordine di partenza per il fronte anziché andare in licenza come ripetutamente promesso dal comando (dopo 5 mesi di permanenza in prima linea). Subito è cominciata la protesta, che ha coinvolto solamente due plotoni della 7a compagnia del 38° (comandato dal colonnello Corà), con urla e spari in aria; la rivolta è stata rapidamente sedata con mezzi persuasivi dai comandanti di reparto che sono riusciti a convincere i rivoltosi a tornare nei ranghi, e la brigata si è messa in marcia verso la prima linea. Informato dell’accaduto, il comandante dell’ VIII° corpo d’armata generale Carignani, ha inviato sul posto il comandante della VIIa divisione generale Guerrini, che ha subito fatto fucilare due soldati, ricevendo poi dal generale Carignani l’ordine di sorteggiare 20 soldati dei due plotoni coinvolti e tra questi sorteggiarne cinque e fucilarli; l’ordine è stato eseguito e il giorno 22 i cinque sono stati fucilati (tra questi vi era un caporale partito volontario fin dal 1915, già reduce dalla Libia). Altri tre soldati sono stati fucilati il giorno successivo su decisione di un apposito tribunale speciale. Il generale Pistoni ed il colonnello Corà sono stati immediatamente destituiti. Sempre su ordine di Carignani, altri 18 soldati appartenenti alla brigata sono stati fucilati nei giorni a seguire.

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