Bollettino del 17 maggio 1917

Sulla fronte Giulia l’attesa reazione nemica ai felici successi delle nostre armi si manifestò ieri violenta, ma fallì per la tenace resistenza delle nostre truppe. Nelle vicinanze di Bodrez e sull’altura di Plava (Quota 383) piccoli attacchi nemici furono facilmente respinti.

Aspra e lunga fula lotta nella zona fra Monte Cucco e Codice, ove forti forze nemiche, sostenute dal fuoco di numerose batterie, si lanciarono più volte contro le nostre nuove posizioni. Furono costantemente ributtate. L’intero baluardo roccioso di Monte Cucco fra Quota 611 e Quota 524 rimane in nostro saldo possesso. Compimmo inoltre sensibili progressi verso l’importante e munita altura di Quota 652 del Codice.

Nella zona ad est di Gorizia contrattacchi nemici, specialmente insistenti sull’altura di quota 174 e ad oriente del torrente Vertoibizza, s’infransero tutti sotto il nostro fuoco.

Indi le nostre fanterie passarono alla controfferta e dopo mischia accanita occuparono una forte altura a sud di Grazigna.

Sul Carso l’avversario, nell’evidente scopo di alleggerire la nostra pressione nella zona di Gorizia, tentò un poderoso sforzo contro le nostre posizioni di Monte Vucognacco e di Monte Faiti nel settore settentrionale dell’Altipiano. Le successive ondate delle sue fanterie, falciate dai nostri tiri precisi, ripiegarono in iscompiglio, dopo aver subito gravissime perdite.

Lungo tutta la fronte da Tolmino al mare, incessanti azioni di artiglierie d’ogni calibro. Quella nemica prosegue con accanimento alla devastazione di Gorizia. Alcune granate colpirono un nostro Ospedaletto in Cervignano, facendo sei vittime fra i ricoverati.

Il numero dei prigionieri presi al nemico nelle giornate, dal 14 al 16 è stato finora accertato in 4021, dei quali 124 ufficiali. C’impadronimmo d’altri 5 cannoni di piccolo calibro.

Nella passata notte un nostro dirigibile compì un’incursione nella Valle del Frigido. Col favore delle nuvole gli arditi aeronauti discesero a bassa quota, bombardando e mitragliando accampamenti nemici. Ritornarono incolumi.

Firmato: CADORNA

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